• Reiki, perché?

    Reiki, Perchè? 

    Perché rivolgerci ad oriente, a discipline che non ci appartengono, distanti dalla nostra cultura che sembrano non condurre mai ai risultati sperati? In occidente abbiamo un’idea di benessere legata alla proporzione che c’è tra ciò che si possiede materialmente e lo star bene. Abbiamo legato la felicità alla materialità, al possesso di cose esterne a noi. Deleghiamo il nostro ‘star bene’ a qualcosa o qualcuno nella speranza che ci salvi da noi stessi. Le discipline orientali sono strutturate in modo (seguite con costanza e diligenza) da rivolgere l’attenzione al nostro interno, alla respirazione, all’introspezione, all’attenzione sul proprio corpo. Ecco perché molti di noi si rivolgono ad oriente, per quel bisogno comune di star bene dentro perché sappiamo che, in fondo, è la cosa fondamentale per essere felici e in pace con sé stessi e con gli altri. Quindi prendiamo il meglio con serietà anche da altre culture (la nostra ne verrà solo arricchita) anche adattandole a ciò che la vita ci propone su questo lato del pianeta, magari con più sobrietà e meno attaccamento al superfluo. Il Reiki in Italia mostra un lato di sé che è una brutta versione di ciò che è in realtà screditando il lavoro di studio (siamo eterni studenti alla ricarica della versione migliore di noi) e divulgazione corretta di tanti operatori e master che cercano di trasmettere il vero valore e potenziale di questa bellissima disciplina.  Il Reiki non cura gli altri ma cura noi stessi che a nostra volta diventiamo esempio e stimolo per chiunque voglia ed abbia il coraggio di guardarsi dentro, innescando un circolo virtuoso.

    E. Lai 

  • Quale Reiki?

    È POSSIBILE PROPORRE UN REIKI DIVERSO DA QUELLO ATTUALMENTE
    TRASMESSO SENZA SPOGLIARLO DEL SUO SENSO ORIGINARIO?


    E’ un dato di fatto che il Reiki sia stato contaminato in tutti i modi tanto da domandarsi se nel
    2023 sia ancora credibile trasmettere una disciplina che proponga “attivazioni” energetiche,
    di presunte “guarigioni”, di “amore” incondizionato, puro perché infuso dall’alto o per chissà
    quale tramite.
    Un Reiki che si giustifica, da una parte col sistema vedico dei Chakra e di un’aura
    multicolore, attaccabile e fragile che crea continua dipendenza e dall’altra con un sistema,
    sicuramente più concreto, che punta sulla MTC ma che molti stentano a comprendere
    trattandosi dell’esperienza millenaria della cultura cinese che richiederebbe una conoscenza
    non acquisibile in due giorni.
    Tutte le ricerche riconducibili al metodo Usui portano a un unico punto d’incontro: prendere
    coscienza di noi stessi nel momento presente.
    Con la meditazione Gassho ed i cinque principi poniamo l’attenzione sulle nostre emozioni,
    pulsioni, sui nostri condizionamenti e strutturazioni.
    Con l’unione delle mani prima e con l’auto-trattamento creiamo un contatto fisico che ci
    riporta al primo vero contatto col liquido amniotico materno, il primo a metterci in rapporto col
    mondo esterno.
    Per questo vedo il Reiki come strumento potente di crescita personale e di presa di
    coscienza col vero sé in un momento della storia umana, nei paesi industrializzati, in cui il
    sistema sociale richiede ritmi “tecnologici” in competizione con la “macchina”, estraniandoci
    dalla nostra vera natura, disumanizzandoci, in un annichilimento che dicotomizza!
    Rivalutare il Reiki in una chiave più realistica si può e si deve fare per cogliere l’essenza del
    concetto originale di Usui.
    La tecnica del RADICAMENTO per esempio, secondo me, va letta come la ricerca continua
    di uno stato di EQUILIBRIO. La volontà di percepire corpo è mente nello spazio in cui siamo
    immersi.
    Lo stesso Tanden/Ara, punto immaginario collocato circa tre dita sotto l’ombelico non è altro
    che il BARICENTRO del nostro corpo. Le varie discipline orientali insegnano a mantenere
    posizioni basse che si, ci ancorano a terra ma nel concreto ci danno stabilità che unita alla
    RESPIRAZIONE diaframmatica ed al MOVIMENTO diventa stabilità psico-fisica.
    Quindi, meditazione da fermi e in movimento, in equilibrio con attenzione all’atto respiratorio
    che ci mette in comunicazione col resto del mondo.
    E le tecniche?
    L’auto-trattamento è l’unico vero atto d’amore verso noi stessi.
    Attraverso gli impulsi provenienti dalla sensibilità tattile entriamo in contatto con la parte del
    sistema nervoso collocato sulla colonna vertebrale (vie nervose efferenti sensitive), uniti alla
    sensazione di calore che ci aiutano a percepire il nostro corpo e ci riportano alla nostra
    prima sensazione tattile nel ventre materno. .
    Tutte le tecniche Reiki contribuiscono a creare un “contatto” e per questo ho immaginato il
    mio Reiki “in action”, in azione, in movimento in un ascolto continuo di noi nel momento
    presente che può diventare modello virtuoso per altri.
    Emanuela Lai

  • Ciao mondo!

    Benvenuto in WordPress. Questo è il tuo primo articolo. Modificalo o eliminalo così da fare il primo passo nel tuo viaggio nel mondo del blogging.