Reiki, perché?

Reiki, Perchè? 

Perché rivolgerci ad oriente, a discipline che non ci appartengono, distanti dalla nostra cultura che sembrano non condurre mai ai risultati sperati? In occidente abbiamo un’idea di benessere legata alla proporzione che c’è tra ciò che si possiede materialmente e lo star bene. Abbiamo legato la felicità alla materialità, al possesso di cose esterne a noi. Deleghiamo il nostro ‘star bene’ a qualcosa o qualcuno nella speranza che ci salvi da noi stessi. Le discipline orientali sono strutturate in modo (seguite con costanza e diligenza) da rivolgere l’attenzione al nostro interno, alla respirazione, all’introspezione, all’attenzione sul proprio corpo. Ecco perché molti di noi si rivolgono ad oriente, per quel bisogno comune di star bene dentro perché sappiamo che, in fondo, è la cosa fondamentale per essere felici e in pace con sé stessi e con gli altri. Quindi prendiamo il meglio con serietà anche da altre culture (la nostra ne verrà solo arricchita) anche adattandole a ciò che la vita ci propone su questo lato del pianeta, magari con più sobrietà e meno attaccamento al superfluo. Il Reiki in Italia mostra un lato di sé che è una brutta versione di ciò che è in realtà screditando il lavoro di studio (siamo eterni studenti alla ricarica della versione migliore di noi) e divulgazione corretta di tanti operatori e master che cercano di trasmettere il vero valore e potenziale di questa bellissima disciplina.  Il Reiki non cura gli altri ma cura noi stessi che a nostra volta diventiamo esempio e stimolo per chiunque voglia ed abbia il coraggio di guardarsi dentro, innescando un circolo virtuoso.

E. Lai 

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